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ANGELO D.

Chi sono

 

E' il nostro nome, è il nome del nostro popolo. I nostri Padri ci dicono che i Maasai sono venuti dal Nord, dove la terra è sabbia e un grande fiume scorre attraverso di essa, e nessuno sa dove finisce. Non vi è erba per il bestiame, in quella terra, n'è cibo per la gente, e per sopravvivere i Maasai furono costretti a cercare un altro posto, a scendere verso il Sud...
Così i Maasai raccontano la loro storia tramandata oralmente di generazione in generazione. Sono un popolo di origine Nilotica come denotano bene le loro caratteristiche somatiche. Alti, slanciati, con un portamento fiero ed elegante. Anche la lingua che essi parlano, il Maa, è di origine nilotica. Popolo di pastori e guerrieri, in origine essi furono prevalentemente nomadi. Oggi alternano il vagabondare in cerca di acqua e pascoli a lunghi periodi di sosta in insediamenti stabili. La grande "Nazione Maasai", stimata in circa 500.000 individui, si suddivide in una ventina di gruppi diversi: Keekonyokie, Mara, Wanderobo, Ilkunono, Arusha, Kisongo etc. Alcuni di questi come i Samburu, col tempo hanno acquisito caratteristiche particolari che li distinguono alquanto dalla maggioranza Maasai.

" Un tempo, quando venimmo attraverso la montagna"
Arrivati nel XVI secolo sugli altipiani della Rift Valley, i Maasai trovarono in queste terre, tra il lago vittoria ed il monte Kilimanjaro un habitat favorevole al loro genere di vita. Il Kilimanjaro, (la montagna più alta del continente Africano, ossia 5.895 mt), che essi ritengono la dimora delle loro divinità, è al centro di questa zona e domina le immense savane che si estendono tutto intorno. I Maasai vivono in piccoli villaggi disseminati per tutto il loro territorio, che si estende su di una superficie di circa 80.000 Km quadrati tra il Kenya e la Tanzania. Ogniuno di essi è composto da un certo numero di famiglie che mettono in comune le proprie risorse e si prestano aiuto a vicenda per le necessità di ogni giorno. Il villaggio ha una pianta ellittica o circolare e le capanne sono disposte lungo il perimetro, circondato da un recinto di rovi. Alla sera l'ingresso del recinto viene chiuso per proteggere le persone ed il bestiame dall'attacco di nemici e belve. - La bassa capanna ( "Boma") offre da sempre un comodo e sicuro rifugio alla famiglia Maasai. Di forma rotonda, essa è costruita con un telaio di rami e frasche intrecciate. Viene quindi ricoperta con pelli di animali ed intonacata con un impasto di terra e di letame. La minuscola porta d'accesso è l'unica apertura, ma spesso vi si trova una piccolissima finestrella per l'aerazione e lo smaltimento del fumo. - Le varie attività di lavoro sono rigorosamente distribuite tra uomini e donne. Costruire le capanne è una tipica incombenza femminile e la donna, inoltre, esegue ogni altro lavoro di carattere domestico. All'uomo sono riservate le attività di governo, la cura del bestiame e soprattutto la sua condizione di guerriero al servizio della comunità che lo tiene "impegnato" per circa quindici anni. - L'occhio di Enkai (Dio) è grande. "...Enkai ha voluto affidare il bestiame della Terra a noi Maasai, perchè i Maasai sono i migliori e i più forti. Solo i Maasai possono vivere del bestiame, che è la più grande ricchezza, e agli altri non è rimasto che vivere dei frutti della terra, perchè essi non sono in grado di allevare il bestiame come i Maasai..." Essendo l'unica loro risorsa di vita, i Maasai dedicano alla cura del bestiame ogni attenzione e preoccupazione. Essi sono abili allevatori, possiedono grandi armenti di bovini e capre, e da questi traggono alimenti base: latte, carne, sangue. Quando s'incontrano si salutano con queste parole: "...spero che il tuo bestiame stia bene!". Il latte è il primo ed il più importante degli alimenti. Per questa sua funzione esso assume spesso un significato simbolico e sacrale che ricorre in diverse cerimonie, nelle quali viene spruzzato sul corpo o versato sul capo; non viene mai consumato insieme alla carne, della quale si cibano più raramente. Il sangue del bestiame, viene prelevato dalla vena giugulare dell'animale, con un foro praticato per mezzo di una freccia scagliata da breve distanza. La quantità di sangue che una bestia può fornire è di circa tre o quattro litri ogni mese. "..il sangue è la vita, è la vita dei nostri armenti che passa nel nostro corpo e ci dona la forza..." Il sangue, oltre che fonte alimentare, ha una simbologia rituale e, spesso, viene consumato miscelato con il latte. - "Enyanyuk enkikau o endunoret"..."Quello nato prima e quello nato ultimo sono uguali". Non vi sono differenze tra i figli di età diverse così come per quelli adottati dal di fuori della famiglia. Ogni figlio è amorevolmente benvenuto e perfettamente legittimo anche se frutto di una relazione extra-coniugale. I Maasai infatti non attribuiscono grande importanza al fatto di essere biologicamente padri dei propri figli. - Non hanno un'organizzazione politica ben definita. Le loro "istituzioni" sono molto semplici e di sicuro funzionamento, le stesse adottate e seguite per secoli dai loro antenati. In genere, un gruppo di villaggi costituisce una "località", governata da un capo. Un consiglio di anziani, chiamato "Ol-olsho", decide le questioni riguardanti le diverse "località". Quando si devono esaminare situazioni riguardanti la "Nazione Maasai", si riuniscono in assemblea tutti gli "Ol-olsho". - Il carattere nomade-pastorale ha condizionato la loro struttura politico sociale. Questa si basa sulla divisione della popolazione maschile in classi di età. Il passare degli anni attribuisce agli individui prerogative diverse, e ad un'età più avanzata corrispondono maggiori diritti e maggiore autorità. Le classi di età sono 4: Guerrieri Junior, Guerrieri senior, Anziani junior, Anziani senior. Si passa da una classe all'altra ogni volta che viene indetto un "periodo di circoncisione", orientativamente una volta ogni sette anni, ma questo periodo può rimanere aperto alcuni anni. La circoncisione è l'avvenimento sociale più importante e significativo della loro vita. Si viene circoncisi quando si raggiunge la maturità, cioè intorno ai 14 anni, e con questo atto ha inizio ufficialmente la responsabilità sociale nei confronti della comunità.

Un tempo la caccia al leone era il rito che consacrava definitivamente il giovane Moran come abile "Guerriero". Egli infatti per dimostrare il suo coraggio e il suo valore, doveva afferrare il leone per la coda e quindi "bagnare la lancia con il sangue". Ora queso rito è sempre più raro (quanto i leoni) e severamente punito dai Ranger dei Parchi e dalle leggi
governative dai vari stati che "ospitano" insediamenti Maasai.
Ma le tradizioni sono dure a morire, come i leoni d'altronde. Questo Moran di recente ha avuto la peggio ed è stato ferito seriamente.
La savana è sommersa in un particolare sonnoloso "silenzio"....."Che io vinca o che io muoia, sarà in questo posto!...." Con questo terribile grido di guerra i giovani Moran si lanciano all'improvviso sugli avversari. Un fragore di scudi, le lunghe lame delle lance luccicano nella mischia. Dopo qualche attimo gli scudi dei Maasai si levano in alto, in segno di esultanza.....Questo avveniva nei tempi passati quando conducevano le lotte con i popoli vicini razziandone gli armenti e le cose. Essi, per centinaia d'anni, erano il terrore di tutta l'Africa orientale. Oggi i tempi sono cambiati, ed i valorosi Moran vivono in pace con tutti. - I Maasai sono molto orgogliosi delle loro belle armi, che tutti i popoli vicini hanno cercato di imitare. Esse sono costruite da una comunità di "fabbri" che formano una specie di casta. L'arma per eccellenza è la lancia, "empere", della quale esistono vari tipi. Il guerriero è sempre dotato anche di una corta spada, "olalem", e di una mazza. L'arma di difesa è lo scudo, "elogo", fatto di pelle di bufalo e decorato coi colori rosso, nero, blu, bianco. I motivi ornamentali indicano il gruppo di appartenenza e le imprese compiute dal guerriero. - Un giovane Maasai, alto e prestante, il capo, lancia un secco richiamo: "Moran"!". Subito i giovani guerrieri rispondono all'invito e si radunano. Un altro cenno, ed ecco la danza che tantissima parte ha nella formazione dei giovani. Con essa i Moran danno sfoggio della loro destrezza personale e del loro affiatamento di gruppo. Ogni guerriero ha le sue ammiratrici, ed egli deve fare bella figura davanti ad esse. Nel gruppo la danza si esprime con movenze sempre più incalzanti. Uno dei momenti caratteristici è il tradizionale salto in alto a piedi uniti, nel quale i guerrieri si esibiscono uno o due alla volta, mentre gli altri attendono il loro turno. Una fortissima carica emotiva accompagna la danza, sottolineata da un abile ed unanime canto ritmico composto di suoni aspri e soffocati rivelando lo spirito guerresco dei Maasai in tutta la sua profonda suggestione. - Il taglio dei capelli è un atto di svariate cerimonie. Le donne, per essere belle ed attraenti devono tenere il capo sempre ben rasato. I giovani Moran, invece, in segno di bellezza lasciano crescere i capelli raccogliendoli in tante treccine impastate con cosmetico a base di grasso e argilla rossa.
Cala la sera sul piccolo villaggio. Uomini ed animali rientrano nel recinto della "manyatta", l'ingresso viene sbarrato. Si accendono i fuochi. Forse qualcuno sente il desiderio di raccogliersi e dedicare un pensiero a Enkai, Dio, che ai Maasai si manifesta sotto forma di vento, pioggia, folgore. Forse pensa al giorno supremo, quando anch'egli, come tutti, verrà portato nella savana, avvolto in una pelle di bue, e lasciato sotto il cielo aperto di Enkai. Sarà lasciato sul nudo suolo e non sarà sepolto, perchè il suolo è sacro, e non deve essere violato dalla mano dell'uomo.


 
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