La strada è polverosa. La giovane donna rincorre un ramarro e, intanto, scalcia il pietrisco. Poco più avanti, nel traffico di una strada sconnessa, poche auto avanzano rumorose ... tutte nella stessa direzione, incrociando una fila di uomini e di donne vestiti in modo dignitosamente disordinato. Nessuno parla, forse per non ingoiare il fumo denso delle auto, forse per non sentire in gola il gusto aspro degli odori di ogni genere che fluttuano a mezz’aria, mescolati in un’unica pestilenza.
Porta in mano un foglio sgualcito. Lo legge e lo rilegge. E intanto volge lo sguardo verso Victoria Island, dove una costruzione elegante ospita l’Ambasciata Italiana. Quel foglio sgualcito è la mia lettera. C’è voluto più di un mese perché arrivasse da Aosta a Benin City; è arrivata tutta spiegazzata ed ora è fradicia: la ragazza l’ha letta e riletta più volte. La mia lettera reca un messaggio scritto in un italiano semplificato; la ragazza legge a fatica l’italiano, io non conosco la lingua che lei ha imparato a scuola, l’inglese: "Vai a Lagos, all’Ambasciata Italiana, spiega i problemi, ti aiuteranno. Io faccio il possibile da qui per farti tornare, ma non è facile. Ti voglio bene. Claudio".Isoke ha letto e riletto più volte la mia lettera. La prima volta che ha aperto la busta era troppo emozionata per preoccuparsi di che cosa io le avessi scritto. Era la prima lettera che riceveva in vita sua...